Santa Lucia
Il borgo Santa Lucia è uno dei più belli e conosciuti di Napoli.
La famosa via Partenope, l’ampia e lunga strada che costeggia il mare ed è abbellita da un versante dai grandi e lussuosi alberghi, dall’altro, dal favoloso mare che abbraccia l’intero golfo. Santa Lucia è uno rioni storici di Napoli e si trova nel quartiere San Ferdinando da cui prende il nome la strada dove sorge il Santuario parrocchiale Santa Lucia a Mare, risalente al IX secolo.
Il rione comprende via Santa Lucia e Orsini con le rispettive traverse, il famoso isolotto di Megaride sul cui sorge uno dei simboli di Napoli, il Castel dell’Ovo con il caratteristico Borgo Marinaro ricco di piccoli ristoranti e taverne dove gustare degli ottimi piatti a base di pesce; parte della via Partenope, piazza Vittoria, via Chiatamone e, dall’altro versante, il Palazzo Reale, il Molosiglio e via Cesario Console. A dominare dall’alto il rione vi è l’antico e ricco di storia Monte Echia, che si estende fino a Monte di Dio.
Il borgo è abbellito dalla presenza di numerosi edifici storici di pregio, alcuni edificati durante il periodo del risanamento ed altri sopravvissuti alla guerra, come ad esempio il Palazzo Santa Lucia, oggi sede della Regione Campania poco distante dalla nostra casa vacanze Napoli; palazzo Galli, realizzato dall’architetto Gino Coppedè; i palazzi gemelli edificati sul lungomare dall’architetto Benedetto Nervi, uno dei quali ospita l’Istituto di lingua e cultura spagnola Cervantes; il Centro Congressi dell’Università Federico II di Camillo Guerra.
La vicinanza al mare e la presenza del porticciolo hanno fatto sì che negli anni qui nascessero i più prestigiosi circoli nautici della città.
Santa Lucia ha una storia antichissima, forse tra le più antiche di Napoli. Proprio qui avvenne il primo sbarco di coloni greci provenienti dalla località flegrea ricca e fiorente Cuma, che decisero di edificare qui l’emporio portuale di Falero da cui successivamente nacque la Partenope, successivamente trasformata in Palepoli, cioè città vecchia. Partenope si estendeva fra la spiaggia, l’isolotto di Megaride ed il colle di Pizzofalcone.
Ancora successivamente, in età preimperiale, in questi luoghi, sul Monte Echia, si trasferì il generale romano Lucio Licinio Lucullo e qui edificò la sua villa marittima, suntuosa e sfarzosa, conosciuta con il nome di Oppidum Luccullianum, villa dove trascorse gli ultimi giorni l’imperatore romano Romolo Augusto.
La villa giunse sino all’epoca medievale ma durante questo periodo decadde e fu utilizzata con nuova funzione: come monastero dai basiliani. In epoca normanna, cambiò nuovamente funzione e questa volta da monastero divenne una fortezza a tutela dell’intero golfo. Durante l’epoca angioina il portò conobbe un periodo fiorente: crebbe il commercio e la sua importanza militare perchè i porto fu dato ai provenzali.
Tra il ‘600 ed il ‘700 i vicerè spagnoli fecero abbellire il luogo: parte di questi lavori furono affidati a Domenico Fontana che nel 1599 trasformò radicalmente il borgo di pescatori in uno dei luoghi più prestigiosi del periodo.
Questo posto divenne meta del turismo d’élite nel famoso Grand Tour e nel ‘700 i principi di Francavilla fecero edificare un casino tra via Chiatamone ed il mare, nel quale furono ospitati molti personaggi celebri tra cui ricordiamo Giacomo Casanova. L’edificio divenne proprietà della famiglia reale e poi di Alessandro Dumas. Oggi resta visibile, dietro il centro congressi universitario, solo un’ala dell’intera struttura. Si ricorda, inoltre, che nel rione visse l’ammiraglio Francesco Caracciolo, ufficiale della Marina Borbonica che divenne un martire della repubblica napoletana del ’99.
Francesco Caracciolo fu impaccato per ordine dell’ammiraglio Nelson e gettato in mare; il copro fu recuperato dalla popolazione che di diedero degna sepoltura nella non lontana chiesa Santa Maria della Catena. Anche il principe Luigi Carlo di Borbone, fratello di Ferdinando II, abitò in questo rione, precisamente nel Palazzo Campofranco e qui visse con la moglie principessa Gennara di Braganza fino all’unità d’Italia.
La chiesa fu nuovamente ricostruita seguito di alcuni lavori del 1845 che innalzarono il livello del lungomare provocando l’interramento dell’edificio religioso. Durante la II guerra mondiale, nel 1943, entrambi gli edifici della chiesa (quello superiore e quello inferiore) furono distrutti dai bombardamenti degli alleati, ma grazie all’aiuto e alle offerte dei parrocchiani l’edificio venne ricostruito sulle fattezze di quello dell‘800.
